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Salve a tutti, sono Mattia, ho 21 anni e vi scrivo dalla provincia di Bergamo. L’altro giorno mi è capitato di leggere sul vostro sito di una mamma piuttosto perplessa per quanto accaduto al figlio, ovvero aver ricevuto una nota disciplinare riguardo il suo abbigliamento.

È già qualche anno ormai che ho terminato il liceo, però mi piacerebbe inserirmi nel merito della discussione, essendo attualmente uno studente universitario, e quindi rientrante ancora nella “categoria”.

Il punto di vista della mamma può essere condiviso ma anche criticato. Certamente esiste la libertà personale, quella di essere se stessi e quindi sentirsi liberi di rappresentarsi come meglio si crede. D’altro canto però esiste il decoro ed il rispetto verso il prossimo. Se è giusto essere se stessi, è corretto portare rispetto verso gli altri individui che abbiamo intorno.

decoro

In particolar modo questo aspetto è importante nel momento in cui vige un regolamento interno che vieta espressamente un determinato capo d’abbigliamento. Quello che è accaduto a quel ragazzo non riguarda un fatto importante come, ad esempio, il divieto di indossare un capo di abbigliamento religioso (ed in questo caso la mamma avrebbe tutte le motivazioni per essere furibonda), qui si tratta solo di rispetto verso il regolamento.

Io penso che sia giusto essere se stessi, ma è anche giusto vestirsi in maniera adeguata in base al contesto. In questo periodo, ad esempio, mi sto recando all’ateneo con pantaloncini corti e maglietta, ma quando dovrò affrontare gli esami indosserò jeans lunghi perché è il contesto stesso che lo richiede.  Il rispetto verso il prossimo vale più di qualche ora con la fronte imperlata di sudore.